Capire e accogliere Gesù come il tesoro nascosto nel campo o la perla preziosa per cui vendere tutto per acquistarla, non è mai scontato. Il regno dei cieli delle parabole che leggiamo nel Vangelo di oggi paragonato al tesoro e alla perla è certamente Gesù. Quante volte, saranno chiesti i discepoli, siamo sembrati dei perdenti agli occhi del mondo per poter stare con Gesù? Abbiamo davvero trovato il tesoro e la perla preziosa?
Credo che questa domanda sia sorta nei discepoli di allora (e continui a sorgere nei discepoli di oggi) quando si sono accorti che non erano una comunità di puri, di perfetti, di santi. La rete a strascico che Gesù continuava a gettare aveva raccolto gente di ogni tipo. Ciascuno di noi quando vede chi c’è con lui nella rete, è preso dal dubbio di essere finito nella rete sbagliata. Eppure è esattamente questa l’identità della Chiesa, una Chiesa che è missione e non giudizio. Le nostre comunità, i nostri gruppi, le sette, persino le comunità religiose rischiano di diventare luogo di giudizio e non luogo di missione. La chiesa raccoglie tutti! La cernita non è compito della Chiesa terrena.
Il discepolo che ha comprato quel tesoro si è caricato di una responsabilità. Non è un tesoro da tenere nella cristalleria e da esporre agli ospiti che vengono a trovarci. Il Vangelo non si esibisce, si vive. Il Vangelo non è un deposito da tenere in banca, il Vangelo è un tesoro da spendere: il rischio continua. Lo scriba infatti diventa discepolo solo quando è capace di tirar fuori da quel tesoro qualcosa di nuovo, altrimenti rimane scriba, un esperto che conosce le carte, ma non la vita. Molti cristiani sono rimasti scribi e non sono mai diventati discepoli: esibiscono il crocifisso sul petto o nelle proprie case, ma non nella loro vita.
Buona domenica!
Don Leonardo