amadioeilprossimoQuando Gesù nel Vangelo presenta il programma decisivo della sua missione scandalizza non soltanto il mondo ma dapprima la Chiesa. Parla della sua morte in croce. La Chiesa è composta di uomini, i quali tutti vorrebbero sfuggire al dolore quanto possibile. Tutte le religioni fuori del cristianesimo corrispondono a questo programma: come l’uomo può sfuggire al dolore: mediante lo stoicismo, mediante la salvezza della ruota delle reincarnazioni, mediante l’immersione nella meditazione…?

Cristo al contrario è diventato uomo per soffrire e ha sofferto più di tutti. Chi glielo vuole impedire è per lui uno che lo contraddice. E a costui non capita di sentire: rallegrati perché io soffro per te, ma: prendi tu stesso la tua croce, per mio amore a vantaggio dei tuoi fratelli, per la cui salvezza bisogna soffrire. Non esiste altra via di salvezza tranne che me stesso. La tua salvezza non consiste nel liberarti dal tuo io, ma nell’offrire di continuo il tuo io per gli altri, il che non avviene senza dolore e croce.

Buona Domenica!
Don Leonardo

Due parole simbolo dominano nel Vangelo di oggi la risposta di Gesù alla confessione di fede di Pietro: la parola simbolo della roccia e quella della chiave. Tutte e due le immagini hanno la loro origine nell’Antico Testamento, vengono riprese nel Nuovo Testamento e, come mostra il Vangelo, finalmente applicate alla fondazione di Gesù Cristo.

VANGELO 23 agosto bisPrima la roccia: molte volte nei salmi Dio stesso viene chiamato roccia. “Da Dio mi viene l’aiuto, egli solo è la mia roccia” (Sal 62,3), fondamento cioè, a cui ci si può affidare 

completamente. “La roccia però era Cristo” è scritto nella 1Cor 10,1. Senza rinunciare a questa proprietà, Gesù ne fa parte a Simon Pietro: “Tu sei la roccia su cui voglio costruire la mia Chiesa”. Nella proprietà della roccia si trova già il secondo simbolo: i pieni poteri, significati mediante la consegna delle chiavi a un servitore del re e del popolo. “Le chiavi della casa di Davide” sono come una croce o di sicuro come una responsabilità che pesa. Si tratta di pieni poteri.

Nel Nuovo Testamento è Gesù “che ha la chiave di Davide”. Ed ora Cristo all’uomo Pietro, su cui viene costruita la Chiesa, dà parte a questo potere delle chiavi che arriva fino al cielo. Dobbiamo bene osservare che sia nell’AT e presso Cristo e Pietro sempre una persona del tutto determinata riceve questa chiave. Nessun altro può costruirsi una chiave sostitutiva che potesse anche aprire e chiudere. Ciò vale anche per tutti quelli che partecipano al ministero sacerdotale derivato dagli apostoli: in una comunità solo il parroco insediato (e i suoi collaboratori sacerdotali) ha la chiave, che egli non può prestare a nessuno e dividere con nessuno. Egli può distribuire compiti e “ministeri”, ma non lui è costruito sulla roccia della comunità, bensì la comunità, una parte della Chiesa, sulla roccia di Pietro, a cui hanno parte tutti i ministeri sacerdotali.

Buona Domenica!
Don Leonardo

soccorsi migrantiL’episodio evangelico più che la narrazione di un miracolo è una riflessione di un miracolo. Il camminare sulle acque era nell’antichità, un attributo di dei e maghi. E non a torto, il mare detronizza l’uomo dalla sua naturale regalità, lo costringe a non mantenersi eretto, a dover continuamente lottare per esistere. Chi cammina sulle acque erano i superuomini, ma il vangelo ci ricorda che i cristiani sono quelli che erano nella barca. Cosa vuol dire essere nella barca? Essere nella barca vuol dire aver rinunziato a poter disporre, in piena libertà ed autonomia e senza lottare, del proprio cammino e affidarsi ai venti e ai remi, per non andare in balia delle onde. Vuol dire essere costretto ad orientarsi con le stelle; a sentire continuamente, la vita come un dono e una conquista.

Il mare e la barca non conciliano riposi, ne concedono abbandoni. Che vuol dire allora, che il cristiano è nella baca? Vuol dire che il cristiano è chiamato a lottare continuamente per vivere…da cristiano. Non può vivere come gli altri, che vivano in casa, tutto casa e famiglia. Non può essere un cristiano da divano, diceva Papa Francesco. Deve accogliere il dono di Dio, come chi è in barca che accoglie il vento nelle sue vele. Fuori metafora: l’impegno della fede è un impegno che non consente abbandoni alle proprie sicurezze e che richiede abbandoni: l’abbandono fiducioso in Dio. Non consente abbandoni alle proprie sicurezze. Anche quelli chiamati e prescelti da Dio non sono esenti dal dover continuamente lottare per la fede. Anche Pietro, il futuro capo, vacilla: è lui il vero prototipo del cristiano: con una fede entusiasta, ma insufficiente.

Buona domenica!
Don Leonardo

Ma, dopo avere studiato ben bene, dopo avere tolto Gesù dalla nebbiolina della leggenda e della devozione, ci troviamo necessariamente a doverci schierare. Non facciamo i turisti, quando abbiamo a che fare col Signore, prima o poi la domanda birichina, secca, asciutta, raggiunge il nostro cuore. Chi sono io per te? È una domanda che ci viene rivolta personalmente, senza possibilità di fuga. Ci mette all'angolo, stana le nostre presunte certezze, ci obbliga a svestire i panni dello scettico o del saputello e ci inquieta, nel profondo. Chi è per me Gesù? Questa è la domenica della domanda.

semi germogliatiCapire e accogliere Gesù come il tesoro nascosto nel campo o la perla preziosa per cui vendere tutto per acquistarla, non è mai scontato. Il regno dei cieli delle parabole che leggiamo nel Vangelo di oggi paragonato al tesoro e alla perla è certamente Gesù. Quante volte, saranno chiesti i discepoli, siamo sembrati dei perdenti agli occhi del mondo per poter stare con Gesù? Abbiamo davvero trovato il tesoro e la perla preziosa?

Credo che questa domanda sia sorta nei discepoli di allora (e continui a sorgere nei discepoli di oggi) quando si sono accorti che non erano una comunità di puri, di perfetti, di santi. La rete a strascico che Gesù continuava a gettare aveva raccolto gente di ogni tipo. Ciascuno di noi quando vede chi c’è con lui nella rete, è preso dal dubbio di essere finito nella rete sbagliata. Eppure è esattamente questa l’identità della Chiesa, una Chiesa che è missione e non giudizio. Le nostre comunità, i nostri gruppi, le sette, persino le comunità religiose rischiano di diventare luogo di giudizio e non luogo di missione. La chiesa raccoglie tutti! La cernita non è compito della Chiesa terrena.

Il discepolo che ha comprato quel tesoro si è caricato di una responsabilità. Non è un tesoro da tenere nella cristalleria e da esporre agli ospiti che vengono a trovarci. Il Vangelo non si esibisce, si vive. Il Vangelo non è un deposito da tenere in banca, il Vangelo è un tesoro da spendere: il rischio continua. Lo scriba infatti diventa discepolo solo quando è capace di tirar fuori da quel tesoro qualcosa di nuovo, altrimenti rimane scriba, un esperto che conosce le carte, ma non la vita. Molti cristiani sono rimasti scribi e non sono mai diventati discepoli: esibiscono il crocifisso sul petto o nelle proprie case, ma non nella loro vita.

Buona domenica!
Don Leonardo

Eventi in Parrocchia

CoroBismantova2giu19

2 giugno, Festa della Repubblica Italiana

La Basilica

neipressi

Le Campane della Basilica in un articolo del prof. Gino Angiulli

Arcipreti & Prelati

interno

il dotto Domenico Morea "illustrato" dal dir. Modesto Cammisa