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Categoria: Vangelo
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Due parole simbolo dominano nel Vangelo di oggi la risposta di Gesù alla confessione di fede di Pietro: la parola simbolo della roccia e quella della chiave. Tutte e due le immagini hanno la loro origine nell’Antico Testamento, vengono riprese nel Nuovo Testamento e, come mostra il Vangelo, finalmente applicate alla fondazione di Gesù Cristo.

VANGELO 23 agosto bisPrima la roccia: molte volte nei salmi Dio stesso viene chiamato roccia. “Da Dio mi viene l’aiuto, egli solo è la mia roccia” (Sal 62,3), fondamento cioè, a cui ci si può affidare 

completamente. “La roccia però era Cristo” è scritto nella 1Cor 10,1. Senza rinunciare a questa proprietà, Gesù ne fa parte a Simon Pietro: “Tu sei la roccia su cui voglio costruire la mia Chiesa”. Nella proprietà della roccia si trova già il secondo simbolo: i pieni poteri, significati mediante la consegna delle chiavi a un servitore del re e del popolo. “Le chiavi della casa di Davide” sono come una croce o di sicuro come una responsabilità che pesa. Si tratta di pieni poteri.

Nel Nuovo Testamento è Gesù “che ha la chiave di Davide”. Ed ora Cristo all’uomo Pietro, su cui viene costruita la Chiesa, dà parte a questo potere delle chiavi che arriva fino al cielo. Dobbiamo bene osservare che sia nell’AT e presso Cristo e Pietro sempre una persona del tutto determinata riceve questa chiave. Nessun altro può costruirsi una chiave sostitutiva che potesse anche aprire e chiudere. Ciò vale anche per tutti quelli che partecipano al ministero sacerdotale derivato dagli apostoli: in una comunità solo il parroco insediato (e i suoi collaboratori sacerdotali) ha la chiave, che egli non può prestare a nessuno e dividere con nessuno. Egli può distribuire compiti e “ministeri”, ma non lui è costruito sulla roccia della comunità, bensì la comunità, una parte della Chiesa, sulla roccia di Pietro, a cui hanno parte tutti i ministeri sacerdotali.

Buona Domenica!
Don Leonardo

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