Il tema del perdono, proposto dal Vangelo odierno, come pure quello della povertà, è uno degli argomenti su cui rischiamo di rimanere molto lontani dalla realtà. Rischiamo di fare, da cristiani, dei discorsi molto ideali, ma che non rispecchiano assolutamente la pratica quotidiana. Forse con la vana speranza che un bel discorso, elevato, profondo, possa lenire in qualche modo la durezza della realtà, ossia la nostra incapacità di perdonare. È rischioso per esempio dire che Dio è come un padre che perdona, perché se una persona non ha fatto l’esperienza di sentirsi perdonato dal proprio padre farà molta fatica a credere che Dio possa essere padre che perdona. I genitori hanno una grande responsabilità anche in tal senso perché sono il primo veicolo attraverso cui passa l’immagine di Dio.
D’altro canto la nostra fatica nel perdonare è spesso legata proprio alla mancanza di questa esperienza di essere stati perdonati, prima di tutto, dal proprio padre e dalla propria madre. Abbiamo bisogno spesso di riconciliarci con questa mancanza nella nostra vita. Forse abbiamo bisogno di percorrere una strada che ci liberi dai sensi di colpa. Questo percorso personale, che comincia dalla propria esperienza di essere stato perdonato, è un inizio imprescindibile. Per Gesù infatti il perdono è l’unica risorsa che ci permette di stare insieme.
Questo lo si capisce bene nei rapporti di coppia, soprattutto tra marito e moglie: guardando dall’esterno e ascoltando racconti, mi sono convinto che è proprio l’esercizio del perdonarsi reciprocamente che permette di rigenerare l’amore. È quando il perdonarsi si blocca che il rapporto diventa incapace di generare amore e si perde. Ecco, il perdonare è generare vita, non castrarsi. Gesù invita Pietro e noi suoi discepoli ad andare oltre il mettersi a posto la coscienza mettendo un limite al perdono. Sette volte. Non c’è misura, non c’è punto in cui dire ‘‘basta, ora sono a posto!’’, ma sempre. Gesù non cerca la pienezza della legge, ma la pienezza del cuore. Gesù ci interroga. Fermarsi al sette o andare oltre scegliendo la pienezza del cuore? Voglio mettere in atto processi di vita o voglio introdurre la morte in me e negli altri?
Buona domenica!
Don Leonardo




